Intervento di
Linearossa al 2° Simposio Internazionale
"contro
la tortura e l'isolamento carcerario"
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Firenze, 19-20-21 dicembre 2003
Tratteremo
in modo molto generale il tema della repressione e dedicheremo più attenzione
e tempo agli insegnamenti che, a nostro avviso, emergono da questo quadro.
Seguendo l'indicazione, quindi, che i nostri nemici sono dei formidabili
maestri e ci forniscono molti elementi che possiamo trarre a nostro vantaggio,
elementi che in questa sede tratteremo in senso generale anche se il nostro
lavoro specifico, e di tutti i giorni, consiste proprio nell'entrare nei dettagli
per essere in grado di calibrare in modo preciso la nostra azione.
L'azione repressiva dello Stato capitalista, nell'epoca imperialista, riflette
la lunga esperienza elaborata per contrastare le prime rivoluzioni proletarie,
in primo luogo quelle vittoriose del secolo scorso, tutta l'esperienza delle
colonie e semicolonie nelle loro lotte di liberazione, tutti i movimenti rivoluzionari
dei paesi imperialisti. Un processo della conoscenza, inoltre, che non si ferma
al passato, ma che deve essere sempre all'"altezza" della situazione, soprattutto
quando la realtà mostra una crisi generale e mondiale, come quella attuale,
che rende, nel suo concreto procedere, antagoniste le contraddizioni dell'epoca
imperialista (tra paesi imperialisti, tra questi e i paesi coloniali e semicoloniali,
tra borghesia e proletariato), producendo, in ogni paese, movimenti di resistenza
disuguali: più o meno sviluppati a secondo delle condizioni specifiche di
ogni paese.
Il primo dato, che vogliamo mettere in evidenza, riguarda dunque la conoscenza,
sia delle forze della rivoluzione, sia delle forze della controrivoluzione,
che hanno la necessità di conoscere l'avversario per poterlo battere. Questa
conoscenza, e l'azione corrispondente, non può essere né superficiale né limitata
a ciascuno nel proprio paese.
Proprio il Simposio che si tiene dal 19 al 21 dicembre qui a Firenze deve essere
uno sforzo per confrontare le nostre rispettive conoscenze, i nostri orientamenti,
la nostra azione.
Un Simposio che lotta contro determinate posizioni innanzitutto, perché
solo attraverso la lotta possiamo sviluppare quel confronto di cui parlavamo
prima. Posizioni come appelli al "buon cuore" e al senso umanitario della borghesia
o il riconoscimento e la sottomissione alla sua democrazia contrastano con quanto
è stato denunciato in questi due giorni e con un altro aspetto che volevamo
sottolineare.
Ogni paese imperialista, nel suo lavoro controrivoluzionario, ha sviluppato,
accanto ad una azione legale modificata continuamente in senso peggiorativo
(le "liste nere" contro organizzazioni rivoluzionarie e progressiste, mandati
di cattura internazionali, articoli come il 4 e il 41bis dell'Ordinamento Penitenziario
o come il 270 ter del Codice Penale che trasforma in reato la solidarietà internazionalista,
etc.), una "guerra sporca" o "controrivoluzione preventiva" o "guerra
extralegale" che dir si voglia.
Una guerra sporca che contraddistingue non solo l'Italia, ma tutti gli stati
imperialisti. Pochi giorni fa, il 12 dicembre era il 34° anniversario della
strage di Piazza Fontana (12 morti e oltre 100 feriti), ma non possiamo non
ricordare l'azione della mafia in Sicilia a metà degli anni '40 (la strage di
Portella delle Ginestre, 1° Maggio del '47) o le schedature alla Fiat degli
anni '70 per colpire gli operai d'avanguardia in fabbrica, per fare alcuni esempi.
Una guerra sporca che riguarda stragi, intimidazioni, omicidi politici, schedature,
infiltrazioni, condizionamenti dell'opinione pubblica attraverso vere e proprie
campagne di stampa.
Una guerra che ci da modo di capire la natura dello Stato, per lottare con fermezza
contro posizioni che relegano tutto questo a fatti accidentali o a deviazioni
o a incapacità politica della borghesia. Una guerra che ci orienta nella nostra
azione di propaganda, denuncia e controinformazione (come è stato ad es. il
libro "La strage di Stato").
Una guerra sporca che ci deve spingere a mostrare, nel nostro lavoro politico,
per ogni sua manifestazione, non la forza di questo sistema, ma la sua sostanziale
fragilità strategica (non essendo in grado di garantire altro che sfruttamento,
oppressione, miseria e guerre).
La
repressione ha come presupposto politico l'isolamento degli elementi
combattivi e avanzati dalla massa dei lavoratori e delle lavoratrici. Il nostro
lavoro contro la repressione può dare dei risultati soddisfacenti se comprendiamo
e mettiamo a frutto la comprensione che la massa dei lavoratori e delle lavoratrici
solidarizza con chi è colpito dalla repressione, se li riconosce come partigiani
della propria causa e che la solidarietà non può precedere questo riconoscimento,
altrimenti non sarebbe che umanitarismo borghese.
Questo punto ci introduce all'ultima considerazione che volevamo fare. Considerazione
che traiamo come bilancio storico, o se guardiamo alla realtà a livello mondiale
(i popoli e i movimenti nel mondo danno sicuramente forza alla lotta contro
l'imperialismo, ma ciascuno può contribuire alla lotta per eliminarlo solo se
c'è il partito comunista alla loro testa) o se vediamo nell'opera dello Stato
il tentativo di privare le classi oppresse di determinati strumenti e mezzi
di lotta per rovesciare gli oppressori: in ogni caso ricaviamo la necessità
di costruire la forma di organizzazione superiore del proletariato.
Nel nostro paese, e questo è il nostro bilancio, la mancanza, da lungo tempo,
del partito comunista fa sì che terreni importanti di intervento, come quello
contro la repressione, non abbia la possibilità di essere un intervento di carattere
permanente, di accumulo delle forze e di educazione delle forze, e di dar luogo,
invece, nel tempo, a scadenti forme organizzative sempre più ristrette o transitorie
e, se va relativamente bene, soffocate nel localismo.
Per concludere volevamo ringraziare per l'opportunità che è stata offerta, come
Linearossa, di ribadire, attraverso una riflessione sulla repressione, quello
che abbiamo affermato nella lettera aperta sul giornale "la Linearossa per l'Assalto
al cielo" del 28 settembre '03: "Per le avanguardie rivoluzionarie, è necessario
uscire dal pantano della divisione, del settarismo e del gruppettarismo, dar
vita alle forme di organizzazione necessarie, riuscire ad individuare la strada
per affrontare e fare i conti, a nostro avviso, con tre nodi irrisolti: - la
costruzione della forma superiore della coscienza e dell'organizzazione politica
del proletariato, il Partito Comunista; - l'azione di inserimento e di radicamento
nella classe attraverso un tenace ed incessante lavoro di ricomposizione anticapitalista
ed antimperialista per una società socialista; - l'approfondimento del contenuto
internazionalista della lotta di classe, attraverso la solidarietà, la collaborazione
ed il coordinamento con tutti quei popoli, reparti della classe internazionale
e quelle forze, in lotta senza quartiere contro l'imperialismo"
Firenze, 20 dicembre 2003
Linearossa