Con gli autoferrotranvieri in lotta
Innanzitutto, vogliamo esprimere la nostra solidarietà ai lavoratori dei bus, dei tram, delle metropolitane che si sono mobilitati per tutto dicembre
Dopo una vertenza di 2 anni (8 scioperi
dei sindacati confederali e 4 dei sindacati di base) senza alcun risultato,
il 1° dicembre, quando i lavoratori dell'Atm di Milano si sono ribellati scioperando
senza preavviso (prima e dopo le 8 ore dello sciopero sindacale), è iniziata
la vera vertenza dei 116.500 autoferrotranvieri. Il 15 dicembre, sull'esempio
milanese, si sono fatti sentire i lavoratori di Torino e Brescia, poi
quelli di Genova, di Firenze e di numerose altre città.
Se nessuno, a cominciare dagli autoferrotranvieri milanesi, avesse infranto
le regole di quella che comunemente viene definita legge antisciopero,
"coinvolgendo" nella vertenza la popolazione e "la politica", la trattativa
non sarebbe iniziata. E' il primo insegnamento sul quale dobbiamo riflettere.
Questa spallata ha dato voce alle ragioni di questa categoria di lavoratori:
il riconoscimento dei 106,39 euro di aumento medio lordo mensili come l'equivalente
del recupero della differenza tra inflazione programmata e reale per il 2000-01
e di recupero dell'inflazione programmata per il 2002-03, rispetto alla provocatoria
proposta delle controparti datoriali di 12 (!) euro per stipendi medi che variano
da 800 a 1.250 euro al mese.
Per aver infranto più volte le regole della legge antisciopero (la 146 del '90,
rivista poi, peggiorata con la legge 83 del 2000), questi lavoratori sono stati
attaccati e denigrati da governo, forze politiche, associazioni padronali, etc.
Gli stessi sindacati (confederali) hanno tenuto una posizione di "equidistanza":
" ... dalla ragione sono passati al torto ...".
Le forze reazionarie e antioperaie hanno fatto leva, come sempre, sui pesanti
disagi che utenti e pendolari hanno subìto a causa degli scioperi, per screditare
le ragioni della lotta e attaccare quanto ancora rimane in materia di diritto
di sciopero. Inoltre, nei confronti dei lavoratori in lotta, hanno minacciato
provvedimenti disciplinari e sanzioni penali. Senza dimenticarsi di far uso
della precettazione e delle forze di polizia.
Sabato 20 dicembre governo, regioni, associazioni e sindacati confederali hanno
firmato l'accordo che prevede 81 euro mensili più un' una tantum di 970
euro in tre tranches entro settembre come recupero degli anni di vacanza
contrattuale a fronte delle richieste: 106 euro e un' una tantum di almeno
1.200 (anziché i 2.500 euro a cui ammonterebbe il reale recupero).
Dopo l'accordo, definito "indecente" da molti lavoratori, in numerose
città vi sono state proteste di massa con scioperi, presìdi e blocchi. In alcuni
casi è dovuta intervenire la polizia, perché neppure la precettazione era stata
sufficiente a "convincere" i lavoratori a tornare al lavoro.
L'esperienza di questo mese ci fornisce altri insegnamenti:
- l'abolizione del diritto di sciopero o la stessa precettazione prefettizia,
non possono impedirne il suo esercizio quando le condizioni sono tali da costringere
i lavoratori alla lotta. Le limitazioni di questo diritto (tra l'altro, riconosciuto
all'art. 40 della stessa Costituzione) possono sì ostacolarne l'esercizio, come
avvenuto in questi anni, ma non possono assolutamente eliminarlo. Neppure il
fascismo ne fu capace!
- La partecipazione di massa alla lotta è un deterrente che ostacola forme di
repressione nei confronti dei lavoratori più combattivi e coraggiosi. Ma l'esperienza
dimostra che i lavoratori debbono sapersi misurare anche sul terreno della repressione
per difendere la capacità di lotta e le proprie reali avanguardie.
- L'unità con gli altri lavoratori è fondamentale per il buon esito di una vertenza
contrattuale. E' necessario, quindi, organizzare le proprie forze e mobilitare
quelle amiche (altre categorie di lavoratori, pendolari, utenti ...) per far
conoscere a livello di massa le ragioni della lotta e per denunciare l'attacco
che quotidianamente governo, istituzioni e datori di lavoro conducono nei confronti
dei pendolari e degli utenti attraverso la privatizzazione, il peggioramento
ed ogni tipo di devastazione dei servizi pubblici, in particolare di trasporti,
sanità e istruzione.
Il fatto che la lotta abbia avuto carattere di massa, che anche gli scioperi
cosiddetti "selvaggi" abbiano visto l'adesione dell'80, del 90, addirittura
del 100% dei lavoratori, che in alcuni casi sia saltata perfino la precettazione,
significa che qualsiasi lavoratore di ogni categoria (tra questi anche coloro
che hanno subìto il disagio e/o si sono lamentati) di ogni categoria, in quella
situazione concreta e a quelle condizioni, avrebbe partecipato senza alcuna
esitazione alla lotta! Lo dimostrano le percentuali di adesione e di partecipazione.
Il disagio di un giorno provocato da una giusta lotta è ben altra cosa dai disagi
che i pendolari e gli utenti sono condannati a subire quotidianamente per mancanza
di personale e di assistenza, ritardi, servizi scadenti, sovraffollamento, aumento
dei prezzi, incidenti, traffico, smog, etc.
Noi ci auguriamo che questa vertenza si concluda nel modo migliore per i lavoratori,
ben oltre l'accordo di sabato 20 dicembre. E siamo convinti che da questa importante
esperienza sia possibile, per i lavoratori e le lavoratrici, trarre insegnamenti
utili a sviluppare forme di lotta e di organizzazione in difesa dei propri interessi.
28/12/2003
Linearossa