Quelli che seguono sono scritti
tratti dall'opuscolo "Ricostruire il Partito Comunista: necessità concreta
e urgente" (pagg. 60 - euro 2).
[da richiedere al Centro Nazionale di Linearossa, via del Terminetto 35 - 55049
Viareggio - tel/fax: 0584961917]
Al Centro Nazionale è disponibili l'opuscolo "Sulla situazione economica
mondiale (ovvero sulla seconda crisi generale del capitalismo)" del marzo
2000 (pagg. 18 - euro 1)
Per il materialismo dialettico
La crisi generale (economica,
politico-sociale e culturale) del sistema capitalista è la causa per cui la
classe operaia, il proletariato e le masse popolari esprimono fermento, inquietudine,
agitazione, lotte e sono alla ricerca di soluzioni, manifestando bisogni e desideri
in relazione ad ogni aspetto della loro vita.
La mancanza del partito comunista fa sì che questa resistenza da parte delle
masse sia un qualcosa che si allarga e si restringe, ma non riesce a incamminarsi
verso la soluzione necessaria, questo perché solo il Partito può trasformare
il senso della singola esperienza individuale, di piccolo gruppo o di movimento
in un progetto unico, collettivo e organizzato.
Anche nel movimento di classe e tra i rivoluzionari vi è quanto abbiamo detto
rispetto alla resistenza delle masse: c'è fermento e ricerca, ma la mancanza
di una direzione autorevole rende queste forze isolate, confuse, divise; incapaci
così come sono di ricostruire il partito comunista, capaci invece, nel loro
automovimento e nonostante le loro dichiarazioni di voler ricostruire
il partito, di essere il principale ostacolo alla sua ricostruzione. Abbiamo
chiamato questo automovimento frantumazione o circo Barnum (facendo nostra la
critica di Gramsci) o pantano (la critica di Lenin).
Perché nel nostro paese tra queste forze continua a perdurare uno stato di isolamento,
confusione, divisione, abbandono? E' sufficiente sostenere che il processo per
la ricostruzione del partito comunista (r.p.c.) è difficile o limitarsi a questa
affermazione, in realtà, maschera la scarsa volontà di effettuare un'analisi
approfondita della situazione stessa e di assumersi le proprie responsabilità?
Alla prima domanda rispondiamo che queste forze non impugnano l'arma del
materialismo dialettico che è il presupposto per la r.p.c.
Alla seconda rispondiamo che il necessario processo di autocritica non è ritenuto
da queste forze di primaria importanza nella situazione attuale. Sia la prima
che la seconda risposta fanno capo all'unico problema che riguarda la concezione
del mondo e il metodo dei comunisti, cioè al materialismo dialettico.
Nel nostro opuscolo del gennaio '99 abbiamo brevemente scritto della concezione
del mondo a cui Marx e Engels giunsero sulla base della conoscenza dei risultati
raggiunti dall'attività umana in numerosi campi della sua espressione (economico,
politico, scientifico e filosofico) e che Lenin, Stalin e Mao applicarono e
svilupparono ma, come dice Mao, la dialettica ci appare difficile perché non
esiste un testo che presenti la dialettica in modo adeguato, un buon testo di
dialettica usa la lingua di tutti i giorni e si basa su esperienze vive e noi
non siamo ancora in grado di fare questo.
Con questo nuovo lavoro vogliamo porre l'attenzione sulle conclusioni dello
scritto di Mao "Sulla pratica"(1937): "Nell'epoca presente dello sviluppo
della società, la storia ha posto sulle spalle del proletariato e del suo partito
politico la responsabilità della giusta conoscenza e della trasformazione del
mondo ... La lotta del proletariato e dei popoli rivoluzionari per la trasformazione
del mondo oggettivo comporta la realizzazione dei seguenti compiti: la trasformazione
del mondo oggettivo e, nello stesso tempo, la trasformazione del proprio
mondo soggettivo (ossia la trasformazione delle proprie capacità cognitive e
la trasformazione dei rapporti esistenti tra il mondo soggettivo e il mondo
oggettivo)".
Questo per noi significa che, se vogliamo ricostruire il Partito, dobbiamo avere
come presupposto la nostra trasformazione in comunisti per diventare
materialisti dialettici.
Essere avanguardia: realizzare
la nostra trasformazione in comunisti
Stabilito che il compito generale dei comunisti è la r.p.c., se non spieghiamo
come arriviamo all'obiettivo, rischiamo di perderci in chiacchiere, di sognare
magiche soluzioni o facili scorciatoie. Innanzitutto pensiamo che la nostra
volontà per la r.p.c. non sia superiore a quella che ha mosso altri, prima di
noi, nei tentativi già fatti. Pensiamo, invece, che la r.p.c. possa avvenire
a determinate condizioni e per chi vuole il Partito è necessario concentrare
le forze su queste condizioni determinate, come chi vuole attraversare il fiume
deve concentrarsi su ciò che gli permette questo passaggio: ponte o barca che
sia. Se non viene risolto il problema del ponte o della barca, attraversare
il fiume rimane una frase vuota.
Questa rappresentazione del nostro problema non comprende, però, "chi
conduce la barca", perché è vero che il compito riguarda la r.p.c., ma l'obiettivo
è la ricostruzione di un Partito che sappia dirigere la resistenza delle masse
al procedere della crisi generale fino a trasformarla in lotta per il socialismo.
Il fermento per la r.p.c. (alimentato dalla resistenza delle masse al procedere
della crisi) è una ricerca che è destinata a crescere, che interesserà un numero
sempre più vasto e profondo di compagni/e: è importante quindi chiarire "chi
conduce la barca"
L'essenza del comunista, il suo aspetto principale, è il ruolo che svolge
tra le masse: la personificazione della classe operaia che lotta per il potere
e dirige le masse sottraendole alla direzione della borghesia imperialista.
La resistenza delle masse è il "movimento storico che si svolge sotto i nostri
occhi" in quanto principale fattore di trasformazione e la sua direzione
deciderà il futuro assetto del mondo.
I comunisti sono quelli che vogliono e sanno essere avanguardia nel movimento
reale che abolisce lo stato di cose presente.
Cosa significa essere avanguardia? Significa svolgere un ruolo di promozione,
direzione, organizzazione, essere alla testa del processo di trasformazione,
incarnando la direzione della classe operaia sulle masse che, compiendo quella
trasformazione, trasformano l'attuale stato delle cose. Chi vuole il Partito
deve trasformarsi per imparare a svolgere il ruolo di promotore, di dirigente,
di organizzatore di questa resistenza e imparare a risolvere i molteplici problemi
che su questa strada incontriamo.
Questo è il problema di "chi conduce la barca". E' il problema di quanti vogliono
essere gli eredi di chi dimostrava il movimento camminando, se giustamente pensiamo
che non si tratta di imparare prima e fare poi, ma di imparare facendo
e fare vuol dire mettersi nella condizione di imparare.
Dobbiamo diventare materialistici dialettici e risolvere, intraprendendo questa
strada, l'unità di concezione e metodo, l'unità del come ricostruire
il Partito e del chi ricostruisce il Partito per raggiungere il nostro
obiettivo.
Per la r.p.c. non esistono alternative reali al materialismo dialettico. I comunisti
non debbono mai separarsi dalla maggioranza delle masse o trascurarla; debbono,
invece, stabilire stretti legami tra gli elementi avanzati e le larghe masse.
Questa è la catena che chi vuole trasformarsi in comunista deve
afferrare, perché fornisce le condizioni determinate per la r.p.c., condizioni
determinate dal carattere stesso del Partito (avanguardia della classe operaia
che lotta per il potere) e dall'obiettivo dei comunisti: il comunismo.
Inoltre chi vuole trasformarsi in comunista deve considerare gli infiniti legami
con la realtà per evitare errori e chiusure dannose (per esempio, alcuni gruppi
possono continuare nell'indifferenza reciproca o procedere senza considerare
la controrivoluzione?).
Saldare questa catena alla storia del movimento comunista internazionale
significa fare in modo che il marxismo-leninismo-maoismo diventi una
potente guida per la nostra azione.
Per un piano unitario
Considerando la situazione in generale e soprattutto il lungo periodo di egemonia
revisionista nel nostro paese e i fallimenti dei progetti per la r.p.c., che
sono la concreta manifestazione dell'incapacità di abbracciare il materialismo
dialettico, pensiamo che la strategia adeguata (per la trasformazione in comunisti)
sia l'avanzamento graduale, in quanto non trasformiamo noi stessi
come neppure la realtà di colpo, e neppure la necessaria trasformazione si autoproclama.
I movimenti e i gruppi che affermano il loro impegno nell'"aver sempre favorito
e sviluppato rapporti nella direzione della r.p.c.", devono innanzitutto
analizzare i risultati di questo impegno se non vogliono finire i loro giorni
maledicendo altri come disertori, frazionisti, destri, arretrati, deboli, ecc.
Siamo convinti che il programma per la r.p.c. riguardi principalmente
le relazioni tra i comunisti organizzati nel nostro paese e che l'indifferenza
reciproca o la lotta a oltranza senza desiderio di unità come l'unione a oltranza
senza lotta, rappresentino manifestazioni estremiste e opportuniste di resistenza
alla trasformazione. La lotta è il mezzo per raggiungere l'unità e l'unità è
l'obiettivo della lotta.
Il programma per la r.p.c. non è l'unità dei comunisti su princìpi o singole
iniziative, ma, attraverso una lotta adeguata, è l'unità da comunisti nella
pratica.
Il principio fondamentale della nostra formazione e di quella delle nuove leve
comuniste è mettersi a studiare e far studiare in modo attento e profondo la
nostra esperienza pratica e nello stesso tempo è necessario studiare con modestia
l'esperienza degli altri. Infatti se per ogni caso si aspetta di aver fatto
un'esperienza personale, se si rimane testardamente ancorati alle proprie opinioni
e si rifiuta l'esperienza altrui, si precipita nel più gretto empirismo.
All'inizio della trasformazione in comunisti, l'obiettivo di mostrare che i
comunisti sanno unirsi per condurre campagne comuni, dibattiti, iniziative,
volantini, ecc., risponde alla tattica del rafforzamento di ogni singolo gruppo:
il bilancio dell'esperienza compiuta e l'autocritica sono gli strumenti principali.
Unirsi per fare è lodevole, ma limitato; unirsi su singole cose è il primo embrione
e spontaneo "porre rimedio" alla nostra inadeguatezza. La conoscenza reciproca
rischia di essere superficiale se permane, in definitiva, l'indifferenza reciproca
sugli obiettivi generali che muovono gli stessi gruppi.
Passare all'unità da comunisti nella pratica, richiede il comune obiettivo
di contribuire a sviluppare le condizioni per la r.p.c. e con la tattica adeguata
è possibile andare oltre il rafforzamento dei singoli gruppi, il fare autocritica
e bilanci separati e indirizzarsi, invece, verso il reciproco rafforzamento,
la critica e i bilanci comuni dell'esperienza.
"Unirsi da comunisti alla resistenza delle masse con il metodo della
linea di massa" è la linea politica e il metodo di lavoro e direzione
per afferrare la contraddizione della catena tra comunisti e masse. Una strategia,
una tattica, un programma, una linea per la r.p.c. e non una strategia, una
tattica, un programma e una linea del futuro partito comunista.
La nostra trasformazione in comunisti dà luogo alla trasformazione di uomini
e donne che inevitabilmente e incessantemente sono spinti alla lotta dalle condizioni
materiali e dal complesso della loro esperienza dando luogo, a sua volta, alla
trasformazione della realtà. La nascita del Partito avviene da questa gestazione:
mettere concretamente in movimento questa catena è il nostro obiettivo come
base per r.p.c.
Il piano unitario riguarda la relazione tra il piano e la nostra causa,
il legame con le masse, il radicamento con esse, l'iniziativa cosciente, la
corretta applicazione del centralismo democratico, la disciplina cosciente,
la vigilanza rivoluzionaria, per impedire la penetrazione di cattivi elementi
e il prevalere di idee sbagliate.
Anche coloro che, nel nostro paese, vogliono il Partito, che vogliono diventare
comunisti e vogliono il comunismo, hanno il problema dei teorici, il problema
di imparare a fondere due tipi di conoscenze incomplete: "quelle attinte
belle e pronte dai libri e quelle che provengono prevalentemente dalla percezione
sensibile e che sono per lo più parziali. Sia le une che le altre sono unilaterali.
Solo la loro fusione potrà dare conoscenze autentiche e relativamente complete"
(Mao).
Il piano unitario è il piano per abbracciare e difendere il materialismo dialettico
per essere materialisti dialettici. Questo piano unitario, nella situazione
di lotta per la r.p.c., è l'aspetto principale della contraddizione comunisti
- resistenza delle masse; riguarda lo stile di lavoro e di studio, il problema
del modo di pensare, l'atteggiamento verso il marxismo - leninismo - maoismo,
l'atteggiamento nei confronti della nostra attività.
Perché dobbiamo studiare e praticare il materialismo dialettico? Innanzitutto
perché è al servizio del proletariato e per questa sua natura noi operiamo una
scelta di classe; in secondo luogo perché la teoria dipende dalla pratica, la
teoria si basa sulla pratica e, a sua volta, serve la pratica. Il materialismo
dialettico è sia una concezione del mondo, sia un metodo per conoscere e agire.
Il nostro piano unitario deve riferirsi a questo, nella convinzione che solo
dalla rieducazione arriviamo all'educazione, nella convinzione che il piano
unitario è ciò che ci permette di afferrare saldamente la contraddizione comunisti
- masse e di unire, altrettanto saldamente, il nostro presente con la guida
del marxismo - leninismo - maoismo.
L'esperienza ci ha insegnato che se non lavoriamo per questa salda unità cadremo
in preda a dispute senza fine, a recriminazioni e a tradimenti. Questo piano
unitario si attua conducendo all'interno di ogni gruppo (come noi stiamo facendo)
un'unica campagna "Organizzazione e Formazione".
Dobbiamo compiere nel corso della lotta pratica inchieste e studi accurati,
generalizzare il tutto e verificare nel corso della lotta pratica le conclusioni
alle quali arriviamo.
Siamo convinti che attraverso una campagna di questo tipo, nel corso della quale
le stesse esperienze si ripresentano, si possano raggiungere risultati positivi.
Dal gennaio '99 abbiamo svolto la campagna "Organizzazione e Formazione" perché
pensiamo che solo questa campagna ci permetta di realizzare quello che abbiamo
chiamato "piano unitario", cioè il piano per la nostra trasformazione in comunisti,
la trasformazione necessaria per condurre al meglio la lotta per la r.p.c. nel
nostro paese. La trasformazione in comunisti non può avvenire che attraverso
un percorso sempre più collettivo e organizzato.
Per il centralismo democratico
Centralismo e democrazia sono due poli di una contraddizione, sono aspetti opposti
e che allo stesso tempo cooperano e rimangono uniti. C'è bisogno sia del centralismo
che della democrazia, della disciplina e della libertà.
L'arte della direzione consiste nel saper combinare questi due aspetti nel lavoro
pratico, affinchè nessuno dei due annulli o sopprima l'altro. Se così non fosse,
il centralismo si trasformerebbe in burocratismo e la democrazia in liberalismo.
In nessuno dei due casi riusciremmo mai a raggiungere i nostri obiettivi.
Gli opportunisti di "sinistra" cercano di sopprimere la lotta interna ponendo
l'accento sulla "disciplina" e sulla "subordinazione", senza menzionare la democrazia
e la libertà e accantonando l'unità che deve presiederla.
Per questi motivi limitano e, peggio ancora, impediscono il dibattito e rifiutano
la critica e l'autocritica. Da ciò deriva l'impoverimento ideologico e politico.
Il perdurare di questa concezione ristretta, limitata e unilaterale del metodo
burocratico, semina confusione e favorisce sia le divisioni che il frazionismo.
Un metodo, appunto burocratico, che non tiene conto minimamente conto degli
effetti di determinate azioni e scelte politiche.
Per evitare ciò, noi ci sforziamo di praticare un metodo adeguato a risolvere
correttamente le contraddizioni al nostro interno. Questo metodo è quello della
critica e dell'autocritica e si riassume nella formula "unità - lotta
- unità". Cioè, partire dall'unità e praticare la critica e l'autocritica
per raggiungere una nuova e superiore unità. Questo procedimento deriva dal
ritenere le contraddizioni interne come contraddizioni in seno al popolo e non
antagoniste.
La linea di massa
E' il principale metodo di lavoro e di direzione dei comunisti. Ciò vale,
con le dovute differenze, per un comunista, un organismo, un'organizzazione,
per il Partito. Vale a tutti i livelli: nel rapporto di lavoro e di direzione
tra compagni/e, negli organismi, verso le masse, perché deriva dalla concezione
materialista dialettica del processo della conoscenza.
Per quanto riguarda la linea di massa, come per il materialismo dialettico,
oltre a rifarci a quanto scritto nell'opuscolo del febbraio '99; riportiamo
alcune osservazioni tratte da "A proposito dell'esperienza storica della
dittatura del proletariato" (Mao - aprile '56).
Osservazioni che ci aiutano a capire il legame tra linea di massa, concezione
materialista dialettica della conoscenza, trasformazione in comunisti.
"Quando l'attenzione si concentra sulla funzione dell'individuo, quella delle
masse e della collettività vengono spesso ignorate. Ecco perché alcune persone
cadono facilmente nell'errore della vanagloria o della fiducia superstiziosa
in se stessi, o ciecamente adorano gli altri. Noi dobbiamo perciò dedicare la
massima attenzione ad avversare l'esaltazione abusiva dell'individuo e l'eroismo
individuale che significano distacco dalle masse e culto della personalità.
Per far fronte al soggettivismo nei metodi di direzione, il comitato centrale
del Partito comunista cinese, nel giugno del 1943, ha adottato una risoluzione
sui metodi di direzione. Discutendo la questione della direzione collettiva
nel partito è sempre utile, per i membri del partito comunista e per i suoi
dirigenti, richiamarsi a questa risoluzione nella quale è detto: 'In ogni lavoro
pratico del nostro Partito, una direzione giusta può essere realizzata basandosi
sul principio "dalle masse alle masse'. Questo significa valutare (cioè coordinare
e sistemare dopo uno studio attento) le vedute delle masse (cioè i punti di
vista non coordinati e non sistematici), e riportare di nuovo le idee che ne
risultano alle masse, spiegandole e popolarizzandole, fino a che le masse le
facciano proprie, le difendano e le traducano in azioni e attraverso l'azione
delle masse ne venga provata la giustezza; quindi raccogliere ancora una volta
in sintesi i punti di vista delle masse, di nuovo riportare le idee, che da
questa sintesi risultano, alle masse per ottenere il loro fermo appoggio e così
via, più e più volte, in modo che ad ogni nuovo confronto con la massa queste
idee emergano con sempre maggiore giustezza, divengano più vitali e significative:
questo è ciò che la teoria marxista della conoscenza ci insegna.
Per un lungo periodo, questo metodo di direzione nel nostro Partito è stato
definito con la popolare espressione di 'linea di massa'. Tutta la storia
del nostro lavoro ci insegna che ogni volta che questa linea è seguita, il lavoro
è sempre buono, o relativamente buono, e anche se si verificano degli errori,
si possono facilmente correggere. Quando invece non si segue questa linea, il
lavoro segna passi indietro. Questo è il metodo marxista leninista di direzione,
la linea di lavoro marxista leninista".
La questione sindacale
In questi anni abbiamo sostenuto, secondo le nostre forze e capacità, la difesa
di ogni conquista, anche individuale o di piccolo gruppo, dalla rapina della
borghesia imperialista. In base alle nostre forze e alla necessità di andare
alla scuola della classe operaia, siamo stati costretti a privilegiare
questo tipo di intervento.
Vi sono movimenti e gruppi che si dichiarano per la r.p.c. e propagandano la
costruzione di un sindacato di classe. Senza il partito comunista (unico Partito
indipendente dalla borghesia) di che sindacato di classe si tratterebbe?
Senza partito comunista non vi può essere sindacato di classe.
Dato che il compito principale è la r.p.c., una volta ricostituito il Partito,
si potrà affrontare e risolvere anche la questione del sindacato di classe e
sarà il Partito stesso a indicare come organizzare la difesa degli interessi
della classe operaia e delle masse lavoratrici.
Senza il Partito della classe, è possibile pensare al sindacato di classe? Siamo
convinti di no.
Con le esperienze di lotte di difesa e di realtà organizzate al di fuori dei
sindacati di regime, in questa fase non si realizza il sindacato di classe,
si possono, però, fare solo e in parte interessi di classe. Chi lo pensa
e agita oggi il sindacato di classe cade nell'idealismo e nel volontarismo.
C'è il prima e il dopo e chi pensa che le due questioni (Partito e sindacato)
possano svilupparsi e ricostruirsi contemporaneamente non riflette sul fatto
che un sindacato di classe esisteva 40-50 anni fa perché c'era, comunque, un
partito comunista.
Nell'attuale situazione si deve fare altro! Avere, innanzitutto, la massima
considerazione per i problemi reali che la lotta di difesa pone e non per ciò
che ci passa per la testa. I comunisti devono lavorare nelle organizzazioni
sindacali, grandi o piccole, dove è presente la massa dei lavoratori e capire
concretamente in ogni situazione come farlo. Sia per difendere condizioni di
vita e di lavoro, sia per trarre, da ogni singola esperienza, la conoscenza
più profonda, con un accurato e sistematico lavoro di inchiesta e di studio,
e imparare a stabilire legami, rapporti, contatti con i promotori delle lotte
e con i lavoratori più avanzati.
Questa duplice attività (che possiamo svolgere con un preciso lavoro di cellula,
da imparare) consente l'accumulazione di forze rivoluzionarie per la r.p.c.
Chi fa altro: ritagliarsi spazi nei grandi sindacati o dar vita a sindacatini
da porre come bandierine (in alcuni casi favorendo l'isolamento dei lavoratori
d'avanguardia), al di là delle proprie intenzioni, non lavora per la r.p.c.
Siamo convinti che in ogni situazione concreta i comunisti e i compagni presenti,
nen rapporto con la maggioranza di lavoratori/trici, devono attivarsi per definire
metodi di lotta e forme di organizzazione utili, sentite e riconosciute dai
lavoratori e, dove non esistono, promuoverne di nuove per la durata della lotta
e, se e quando è necessario, oltre la lotta.
Le lotte sindacali rappresentano un laboratorio per l'attività dei comunisti,
sono una necessaria scuola (non l'unica, beninteso) per la nostra trasformazione
in comunisti e, in ogni situazione, dobbiamo imparare a riflettere sull'esperienza
(imparare facendo) e ad accumulare forze nella classe operaia. Il lavoro
sindacale è, per noi, importantissimo, vitale e tattico, senza questo non è
pensabile sviluppare, rafforzare e riunire le condizioni per l'obiettivo strategico:
la r.p.c.
Chi sottovaluta questo lavoro o lo snobba, non favorisce il principale compito
dei comunisti. Chi non può condurlo per mancanza di forze e/o di legami deve
chiedersi il perché e, lavorando in attesa di tempi migliori,
collaborare con chi ha già queste esperienze e legami e li vuole sviluppare.
In ogni situazione concreta dobbiamo organizzarci e organizzare, capire sotto
quale forma si possono difendere le condizioni di vita e di lavoro e accumulare
forze. In questo sta la capacità dei comunisti, dell'organizzazione che li sostiene
e li organizza. Quando abbiamo lavorato bene, l'esperienza ha mostrato risultati
e successi sia nella difesa, sia nell'accumulo di forze.
Bisogna saper distinguere quanto si può fare e concretizzare dove si è interni
e quanto dove non lo si è. Due situazioni che presentano differenti difficoltà.
Nella prima abbiamo il compito principale di organizzare, mobilitare,
assumere l'iniziativa, scegliere metodi e forme di lotta; nella seconda
di sostenere, fare agitazione e propaganda, stabilire contatti, capire la situazione
interna e essere utili a chi promuove e dirige la lotta, alla sinistra
di fabbrica, di azienda, ecc.
Dove siamo interni si tratta, quindi, di organizzare le lotte per mostrare l'importanza
e la necessità dei comunisti, il ruolo che svolgono e l'utilità di unirsi a
loro; dove ancora non lo siamo si tratta, invece, di sostenere e unirsi alla
classe operaia in lotta, che si mobilita, che assume l'iniziativa; in tutti
e due i casi dobbiamo aiutare la maggioranza a convincersi, attraverso la loro
esperienza, delle ragioni dei comunisti quando mostrano quanto sia fallimentare
la direzione di riformisti e revisionisti e distruttivo il dominio della borghesia.
Dobbiamo avere chiaro che ogni lotta di difesa e/o rivendicativa, per ottenere
anche risultati parziali, deve essere condotta con l'arte della politica.
E' sbagliato sostenere che la lotta, sempre e comunque, paga; la lotta dà risultati
se condotta a determinate condizioni, se da parte dei promotori vi è la capacità
di sviluppare e riunire, nella singola lotta, le condizioni per difendere una
conquista e per accumulare forze. Si può perdere una lotta sul terreno sindacale,
ma riuscire a trarre da essa insegnamenti utili per la successiva esperienza
e stabilire rapporti con singoli operai; si può vincere sul terreno sindacale
e non riuscire a trasformare i risultati acquisiti in forze e energie per la
r.p.c.
Dobbiamo vincere sul terreno sindacale, valorizzare e socializzare ogni risultato,
successo o vittoria e trasferirlo nella lotta politica.
L'esperienza insegna che nelle lotte di difesa si possono ottenere risultati
a determinate condizioni. Per riunire le condizioni indispensabili è
innanzitutto necessario comprenderle e svilupparle:
- la lotta deve essere diretta da lavoratori e lavoratrici che vogliono vincere;
- è indispensabile la più ampia unità e partecipazione alla lotta;
- gli obiettivi e i metodi di lotta devono essere specifici in modo che, tra
i lavoratori, si affermi la certezza che sono giusti, necessari e possibili;
- adottare metodi e forme di lotta efficaci e possibili e sostenibili dalla
maggioranza dei lavoratori;
- battersi per impedire la denigrazione e l'isolamento degli operai in lotta,
creandosi tutti gli alleati possibili e la più ampia solidarietà e sostegno;
- quando le condizioni lo consentono estendere la lotta, e altre iniziative,
a situazioni che vivono gli stessi problemi;
- non farsi legare le mani da regole stabilite e imposte dalle controparti;
- individuare e sfruttare a proprio vantaggio le contraddizioni e i contrasti
tra le forze politiche borghesi e sindacali.
Per quanto detto precedentemente siamo noi a dover mostrare di essere all'altezza
dell'esperienza pratica che i/le lavoratori/trici stanno vivendo: elevando la
nostra coscienza politica, perché sia risoluta, non tema i sacrifici e superi
ogni difficoltà per raggiungere i risultati e la vittoria.
A livello generale abbiamo capito che chi oggi si difende bene, deve per forza
"rompere" con le regole stabilite dall'avversario di classe utilizzando, se
e quando occorre, anche strutture sindacali esistenti, staccarsi da ciò a cui
era precedentemente legato, sviluppare nuovi legami, legarsi, in qualche modo,
a chi ha una visione meno ristretta della realtà, dei suoi processi, del suo
sviluppo.
Estremismo e avventurismo
Dopo 11 anni, il 20 maggio '99, le Br hanno ripresi l'iniziativa militare con
l'uccisione di D'Antona. Questa azione non ha giovato né al movimento di opposizione
alla guerra imperialista, sviluppatosi in quei mesi, né a quanti sono impegnati
nella lotta per la r.p.c. L'eliminazione di uno dei più affidabili consiglieri
del governo (per quanto "strategico" fosse il D'Antona) non ha modificato
i rapporti di forza a vantaggio della classe operaia e del proletariato.
Azioni di questo tipo, nella fase attuale, non portano (come la storia e l'esperienza
insegnano) al alcuno sbocco positivo per le masse, ma sono, invece, destinate
al fallimento e alla sconfitta.
Dall'organizzazione che ha rivendicato l'azione, ci differenzia: in primo
luogo che essa non si pone l'obiettivo della r.p.c. della classe operaia
che lotta per il potere, cioè il solo Partito che può modificare i rapporti
di forza a vantaggio del proletariato e delle masse popolari. E' per questo
che si colloca oggi al di fuori dell'esperienza e della tradizione del
movimento comunista, a cui, invece, intendono rifarsi.
L'esperienza storica del movimento comunista internazionale ha dimostrato che
i partiti comunisti sono riusciti a sconfiggere le classi dominanti quando hanno
saputo unirsi alla mobilitazione del proletariato, hanno saputo appoggiare,
promuovere e organizzare tale mobilitazione fino a trasformarla in lotta per
il socialismo, mostrando che i partiti comunisti sono il reparto più avanzato,
cosciente e organizzato della classe operaia, gli interpreti del suo bisogno
di cambiamento e l'arma risolutiva nella lotta per trasformare la società.
In secondo luogo ci differenzia il fatto che riteniamo l'"annientamento
selettivo" controproducente per la classe operaia e quindi un ostacolo alla
lotta dei comunisti per la r.p.c. Chi opera su questo terreno non aiuta il lavoro
di ricostruzione, lungo e faticoso, ma lo rende più difficoltoso. Riteniamo
comunque strumentali, pretestuose e, in alcuni casi, le argomentazioni di chi
sostiene che tali azioni aprono incondizionatamente la strada alla repressione
perché:
- la borghesia, attraverso il suo Stato, esercita quotidianamente la dittatura
nei confronti del proletariato imponendogli sacrifici sempre più pesanti, disoccupazione,
licenziamenti, morti sul lavoro, restrizioni all'agibilità politica e sindacale;
fino a imporre la guerra, come avvenuto contro la Federazione Jugoslava, costata
la vita a migliaia di civili e utilizza le stragi terroristiche (fasciste e
di Stato);
- non sono le azioni dei militaristi o prese di posizione estremiste che determinano
la barbarie del capitalismo, come neppure determinano la repressione selettiva
e mirata nei confronti delle avanguardie rivoluzionarie e di lotta, perché la
violenza borghese è insita nel modo di produzione capitalistico e la repressione
delle avanguardie è una necessità irrinunciabile per la classe dominante.
La nostra profonda critica è rivolta anche ai "propagandisti" di pubblicazioni
(definitesi clandestine) come "La Voce" e autori di proposte dogmatiche e elitarie
su "nuovi partiti comunisti". La loro pratica sconsiderata ha il merito
(per la borghesia) di giustificare, in qualche misura, agli occhi delle
masse, in particolare della parte più arretrata, l'opera repressiva delle forze
controrivoluzionarie.
L'azione dei "senza partito" (militaristi e propagandisti) sottintende una concezione
del partito soggettivista e volontarista che è di ostacolo all'unità delle forze
concretamente impegnate nella r.p.c., cioè nel Partito che personifica l'avanguardia
della classe operaia che lotta per il potere.
Con azioni alla D'Antona o con pubblicazioni come "La Voce" questi gruppi di
compagni propagandano la propria esistenza e ricercano affannosamente un'incondizionata
adesione a progetti organizzativistici, mostrando scarsa fiducia nella
capacità delle masse di fare la rivoluzione. Non arrivano a capire che la rivoluzione
proletaria (e l'edificazione del socialismo) devono fare affidamento, per raggiungere
l'obiettivo, sul processo rivoluzionario delle masse organizzate anziché sulla
congiura di una ristrettissima avanguardia. Non considerano la
rivoluzione come risultato di un processo storico concreto in cui la quantità
si trasforma in qualità e il Partito conduce la classe operaia al potere. Non
vedono questo processo come risultato di un'azione politica in cui il proletariato
diviene protagonista sotto la direzione della sua avanguardia: il partito
comunista. Non capiscono che il Partito, avanguardia organizzata e di lotta,
è alla sua testa e non al di sopra di esso!
Questa loro incapacità di comprensione ottiene il magro bottino di produrre
effetti suggestivi fino a "impressionare" giovani compagni non ancora formati
e privi di esperienza, manipolando il loro entusiasmo e il loro dinamismo con
il rischio di bruciare e disperdere nuove energie rivoluzionarie. Il nostro
impegno deve essere di contrastare apertamente forme èlitarie e lideristiche
con "programmi perfetti e/o idealistici" e ribadire il primato del collettivo
sull'individuo, del generale sul particolare, della prospettiva sull'immediato.
Estremismo e dogmatismo, militarismo e avventurismo, settarismo e trionfalismo,
sono deviazioni da combattere che ostacolano il processo per la ricostruzione
del partito della classe operaia che lotta per il potere. Questa è la
strada che abbiamo da percorrere assieme alle forze rivoluzionarie che hanno
la necessità concreta e urgente della r.p.c.
Riportiamo quanto espresso - negli anni dell'Internazionale Comunista - da Stalin:
"Devo dichiarare una cosa che qualsiasi uomo colto dovrebbe sapere, a meno
di essere crassamente ignorante o venduto; devo dichiarare che i comunisti non
hanno mai avuto, non hanno e non possono avere nulla in comune con la teoria
e la pratica del terrorismo individuale; i comunisti non hanno mai avuto, non
hanno e non possono avere nulla in comune con la teoria dei complotti contro
singoli individui. La teoria e la pratica dell'Internazionale Comunista consistono
nell'organizzare il movimento rivoluzionario di massa contro il capitalismo.
Questa è la verità. Questo è compito dei comunisti. Solo degli ignoranti e degli
idioti possono confondere i complotti e il terrorismo individuale con la pratica
dell'Internazionale Comunista in seno al movimento rivoluzionario di massa".
Lenin e Stalin giustificavano politicamente gli attentati in situazioni di guerra
o di guerra civile in atto. L'uccisione di D'Antona non è avvenuta in un paese
dove vi è una situazione di guerra o di guerra civile in atto come fu, invece,
durante la Resistenza, quando l'attentato di via Rasella o l'uccisione di un
federale fascista da parte dei Gap erano atti di guerra perfettamente giusti,
compresi e approvati dagli antifascisti e dalla maggioranza delle masse popolari
antifasciste.
Quando ci si trova in situazioni completamente diverse, quando, cioè, la lotta
di classe è lontana dall'aver raggiunto il livello della guerra civile in atto,
il compito del Partito è quello di 'organizzare il movimento rivoluzionario
di massa contro il capitalismo'.
In una situazione in cui il Partito ancora non c'è, come nel nostro paese, compito
dei comunisti è saper condurre la lotta adeguata per la sua ricostruzione.
A quanti invece si beano di proprie iniziative (commissioni preparatorie per
dar vita a "nuovi e veri partiti comunisti", pubblicazioni con annuncio
ad effetto della clandestinità, pompata dalla stessa borghesia) e si scandalizzano
(o dicono di cadere dalle nuvole) per l'azione repressiva dell'avversario, ricordiamo
che i comunisti sono sempre e comunque in libertà vigilata e provvisoria e che
la controrivoluzione si sconfigge, in primo luogo, con il forte legame con la
classe operaia e pertanto li invitiamo a una profonda meditazione sullo scritto
tratto dalla "Storia del Partito Comunista Bolscevico dell'U.R.S.S."
di Stalin, Kalinin, Molotov, Vorosciliv, Kaganovic, Mikoyan, Zdanov, Beria
" ... Infine, la storia del partito ci insegna che senza ampi legami con
le masse, senza un continuo consolidamento di questi legami, senza saper ascoltare
la voce delle masse e comprendere i loro bisogni imperiosi, senza esser preparati
non solo a insegnare alle masse, ma ad imparare da esse, il partito della classe
operaia non può essere un vero partito di massa, capace di farsi seguire dalle
masse innumerevoli della classe operaia e dei lavoratori.
Il partito è invincibile se sa, come dice Lenin, "collegarsi, accostarsi e,
se volete, fondersi, in una certa misura, con le più larghe masse dei lavoratori,
in prima linea con la massa proletaria, ma anche con le masse dei lavoratori
non proletarie".
Il partito perisce se si rinchiude strettamente nel proprio guscio, se si stacca
dalle masse, se si copre di ruggine burocratica.
Si può riconoscere, come regola, che fino a quando i bolscevichi manterranno
i legami con le grandi masse del popolo, essi saranno invincibili. E, al contrario,
basta che i bolscevichi si stacchino dalle masse e perdano i contatti con esse,
basta che si coprano di ruggine burocratica, perché essi perdano ogni forza
e diventino una nullità.
Gli antichi greci, nel sistema della loro mitologia, avevano un eroe famoso,
Anteo, il quale era, come racconta la mitologia, figlio di Posidone, dio del
mare, e di Gea, dea della terra. Egli aveva uno speciale attaccamento per sua
madre che lo aveva messo al mondo, nutrito e educato. Non c'era nessun eroe
che non avesse vinto, questo Anteo. Era considerato come un eroe invincibile.
In che cosa consisteva la sua forza? Consisteva nel fatto che ogni volta che,
nella lotta contro l'avversario, si trovava a mal partito, egli toccava la terra,
la madre sua che l'aveva messo al mondo e l'aveva nutrito, e ne riceveva nuove
forze. Ma tuttavia, egli aveva un punto debole: correva il rischio di essere
staccato in un modo o nell'altro dalla terra. I nemici tenevano conto di questa
sua debolezza e stavano all'agguato. Ed ecco che si trovò un nemico, che utilizzo
questa sua debolezza e lo vinse. Questi fu Ercole. Ma come lo vinse? Lo staccò
dalla terra, lo elevò in aria, gli tolse la possibilità di toccare la terra
e lo strozzò.
Penso che i bolscevichi ci ricordano Anteo, l'eroe della mitologia greca. Essi
come Anteo, sono forti per il fatto che mantengono il legame con la loro madre,
con le masse che li hanno messi al mondo, che li hanno nutriti e educati. E
fino a quando mantengono il legame con la loro madre, con il popolo, essi hanno
tutte le probabilità di restare invincibili.
E' questo che rende invincibile la direzione bolscevica ...".
Agli imbonitori di "programmi
perfetti e/o idealistici", raccomandiamo un'attenta riflessione sullo scritto
tratto da un intervento di Stalin al XVII Congresso del Partito Comunista dell'U.R.S.S.
" ... Alcuni pensano che sia sufficiente elaborare la giusta linea del Partito,
proclamarla di fronte al mondo intero, esporla sotto forma di tesi generale
e di risoluzioni e votarla all'unanimità perché la vittoria venga, per così
dire, spontaneamente. Ciò, naturalmente, non è giusto. E' un grave errore. Soltanto
dei burocrati incorreggibili possono ragionare così ... Le buone risoluzioni
e le dichiarazioni sulla linea generale del Partito sono soltanto un inizio,
perché rappresentano soltanto il desiderio di vincere e non la vittoria stessa.
Fissata una linea giusta, data una giusta soluzione del problema, il successo
dipende dal lavoro organizzativo, dalla organizzazione della lotta per l'applicazione
della linea del Partito, dalla giusta scelta degli uomini, dal controllo della
esecuzione delle decisioni prese dagli organi dirigenti. Senza di ciò, la giusta
linea del Partito e le giuste decisioni rischiano di subire un colpo duro. Ma
vi è di più: dopo che si è fissata la linea politica giusta, è il lavoro di
organizzazione che decide di tutto, e tra l'altro anche del destino della linea
politica stessa, cioè della sua applicazione o del suo fallimento".
Sarebbe, comunque, sbagliato se non capissimo i mutamenti, più rilevanti, avvenuti
negli ultimi anni tra i movimenti e i gruppi del nostro paese.
Oggi il principale falso amico della classe operaia è l'opportunismo
di "sinistra" incarnato in tutti coloro che vogliono fare il Partito, ciascuno
per conto proprio. L'opportunismo di "sinistra" produce nella pratica la tendenza
a costruire più partiti comunisti; dobbiamo battere questa tendenza, perché
è la principale tendenza negativa, è lo sviluppo inevitabile del pantano della
frantumazione.
Dobbiamo aver chiaro e sostenere che il nemico principale è, comunque, l'opportunismo
di destra, ma gli errori degli opportunisti di "sinistra" oggi alimentano la
crescita e il rafforzamento della deviazione di destra, generano discredito
nella forma partito, facilitano gli elementi di destra che non vogliono il Partito
o lo vogliono sullo stile del Prc. Per questo l'inganno e il danno sono certi:
gli opportunisti di "sinistra" favoriscono gli antipartito, il revisionismo,
gli anticomunisti, l'anticomunismo.
La particolarità del momento che stiamo attraversando è che la lotta contro
gli errori dei seguaci delle deviazioni di 'sinistra' è la condizione e la forma
originale della lotta vittoriosa contro l'opportunismo di destra.
Per il Partito
Costruire oggi il Fronte della ricostruzione del partito comunista
Dalla storia del movimento comunista internazionale, come insegnamento generale,
ricaviamo la necessità di organizzarsi nella forma superiore: nel partito
comunista. Sintetizziamo questo insegnamento con il fatto che gli operai
isolati e divisi non sono nulla. Uniti e organizzati possono tutto.
Solo il Partito della classe operaia che lotta per il potere può, e la storia
lo ha mostrato, dirigere la lotta contro un nemico agguerrito e feroce come
la borghesia imperialista, che attanagliata da una crisi generale (economica,
politico-sociale e culturale), generata dalle leggi dello stesso sistema capitalista,
ogni giorno in tutto il mondo genera guerre, rovine e miseria. Una borghesia
che non si è fermata, né si fermerà davanti a niente pur di mantenere il proprio
potere. Il perdurare della direzione della borghesia imperialista produce manifestazioni
che mostrano come questa classe non abbia più niente da offrire per lo sviluppo
dell'umanità.
I comunisti debbono perseguire l'obiettivo di ricostruire il Partito della classe
operaia, il Partito della nuova classe dirigente. Una nuova classe dirigente
che attraverso il proprio programma storico, il comunismo, può far uscire il
genere umano dalla barbarie dell'imperialismo per una civiltà nuova: la civiltà
comunista. Per l'obiettivo della r.p.c. siamo chiamati a spendere tutte
le nostre forze e a finalizzare la nostra attività. Perché non abbiamo ancora
il Partito della classe operaia?
Perché gli amici della classe operaia sono deboli, confusi e divisi. Perché
non esiste un Fronte della r.p.c., mentre il fronte antipartito c'è e continuamente
lavora. Per fronte antipartito non ci riferiamo al nemico storico della classe
operaia (la borghesia) che farà di tutto, come già sta facendo, per impedire
che ci sia il p.c., come hanno fatto di tutto per liquidare il Partito fondato
nel '21; ci riferiamo, invece, ai falsi amici della classe operaia, a coloro
che non vogliono il partito comunista e lo dicono, riproponendo in questo
modo, anche se loro le presentano come grandi novità, vecchie concezioni contro
cui il movimento comunista ha già lottato e a coloro che, pur affermando di
volere il p.c., di fatto non lavorano per il Partito della classe operaia.
Non abbiamo bisogno di un partito di tipo nuovo, ma nuovamente del Partito della
classe operaia, il Partito che unisce comunismo scientifico e movimento operaio.
Il comunismo scientifico che, con l'apporto del maoismo, ha fatto un ulteriore
balzo in avanti.
Il Partito non ci sarà finchè il Fronte per il Partito non sarà più forte o
perlomeno in equilibrio con il fronte antipartito. Costruire il Fronte della
r.p.c. significa lavorare per sgombrare la strada affinchè la classe
operaia, attraverso le proprie avanguardie, costruisca la sua avanguardia organizzata:
il partito comunista.
Per dar vita e sviluppare il Fronte della r.p.c., cioè sgombrare la strada dagli
ostacoli che i veri nemici e i falsi amici continuamente pongono, dobbiamo affrontare
e risolvere la contraddizione tra la necessità di "contare sulle proprie
forze" e la consapevolezza che "da soli non si va da nessuna parte".
Affrontare e risolvere questa contraddizione significa affrontare e risolvere
il perché della nostra debolezza, confusione, divisione e isolamento.
"Contare sulle proprie forze" significa organizzarci per formarci nel
vivo della lotta di classe e combinare questa conoscenza con l'esperienza già
compiuta da chi è venuto prima di noi (Movimento Comunista Internazionale).
Se non ci organizziamo, se non ci formiamo unendoci da comunisti alla lotta
di classe, se non facciamo nostro il patrimonio teorico e pratico del movimento
comunista internazionale, se non lavoriamo per la costruzione del Fronte, continueremo
a essere deboli, confusi e divisi e isolati.
"Da soli non si va da nessuna parte" significa lavorare per unire coloro
che sono disposti ad abbandonare il fronte antipartito (con il suo bagaglio
di deviazioni) e le nuove forze che la stessa lotta di classe continuamente
e inevitabilmente genera.
Pensiamo che questo genere di unità si costruisce nella lotta, pensiamo
che senza critica e autocritica non possa esserci costruzione e pensiamo che
solo con la concezione materialista del mondo e il metodo dialettico possiamo
raggiungere il nostro obiettivo.
Queste condizioni derivano dalla natura e dal carattere del Partito
che vogliamo ricostruire e dalla situazione concreta in cui ci troviamo. Perché
il Partito si svilupperà e potrà raggiungere gli obiettivi che si prefigge,
a patto che queste condizioni non vengano meno.
Non deve venire meno la lotta a ogni genere di opportunismo all'interno e all'esterno
del Partito, la capacità di impadronirsi della teoria di avanguardia del movimento
operaio (ieri marxismo-leninismo, oggi marxismo-leninismo-maoismo) e l'unità
con le larghe masse dei lavoratori.
Superare l'attuale debolezza, confusione, divisione, isolamento significa mettere
in moto queste condizioni, far nascere il Fronte della r.p.c.
Il Fronte: fase di transizione
al Partito
Per raggiungere il nostro obiettivo, colpire il bersaglio (la r.p.c.), dobbiamo
scagliare la freccia del marxismo-leninismo-maoismo che è il nostro "stato
maggiore", perché è la verità più giusta, più scientifica e più rivoluzionaria,
generata dalla realtà oggettiva e confermata da questa realtà.
Non dobbiamo usare, ad esempio, il maoismo come etichetta, e non dobbiamo porre
gli ismi come pregiudiziali, ma invitiamo chiunque a mettere in discussione
l'inestimabile contributo e apporto che il compagno Mao ha dato nella lotta
contro l'imperialismo, il revisionismo, il dogmatismo e nella causa del comunismo
a livello mondiale. Dobbiamo avvalerci della conoscenza ricavata dall'esperienza
di chi è venuto prima per trasformare la realtà. Se ci rifacciamo, come intendiamo,
all'esperienza del movimento comunista, alla Rivoluzione Socialista d'Ottobre,
all'Internazionale Comunista, ai Fronti Popolari contro il nazifascismo, alla
Resistenza 1943-45, alla Rivoluzione Proletaria Cinese e alla Grande Rivoluzione
Culturale Proletaria, non possiamo disconoscere i nostri padri (da Marx
a Mao). Pur riconoscendo errori e avanzando critiche, le critiche agli errori
commessi devono essere avanzate partendo sempre da posizioni e metodi corretti.
Chi intende o pretende rifarsi al movimento comunista senza riconoscere i propri
padri, fa confusione e scivola nel pantano del revisionismo; chi addirittura
non vuole padri, e li rinnega, non ha futuro. Consideriamo inaccettabili giudizi
frettolosi, faciloni e, in alcuni casi, ignobili su comunisti, rivoluzionari
e antimperialisti provati e indiscussi come Gramsci, Ho Chi Min, Che Guevara,
per fare alcuni esempi.
A queste premesse sul Fronte aggiungiamo le seguenti discriminanti:
- i comunisti debbono finalizzare tutta la loro attività alla ricostruzione
del partito comunista;
- il Partito può sorgere da un processo di fusione di forze che sorgono e sorgeranno
nel vivo della lotta di classe e non per scissione o confluenza, forze che si
eleveranno verso il Movimento Comunista Internazionale;
- il partito comunista è l'avanguardia di lotta della classe operaia, è il suo
"stato maggiore" e non uno "stato maggiore" di intellettuali;
- sostenere l'unità storica, concreta del soggettivo e dell'oggettivo, della
teoria e della pratica, del sapere e dell'agire;
- centralismo democratico, disciplina cosciente e vigilanza rivoluzionaria sono
condizioni per la ricostruzione del partito comunista.
Organizzare il Fronte
Invitiamo chi si riconosce, in senso generale, in quanto fin qui esposto, a
lavorare per definire la direzione del Fronte: una direzione unica,
come sintesi delle forze che intendono procedere su questa strada.
Come costruire questa direzione è parte essenziale della discussione sul Fronte,
discussione che apriamo all'interno dei gruppi e dei/lle compagni/e disponibili
a questo "salto", promuovendo uno sviluppo superiore di quanto abbiamo noi imparato
con la campagna "Organizzazione e Formazione".
Con la pratica e le rispettive e reciproche esperienze, con desiderio di unità
e spirito pratico, e spinti dalla necessità della classe operaia di avere il
suo Partito, impareremo a lavorare assieme, a forgiarci nella lotta, a legarci
fino a fonderci con le classi lavoratrici.
Inizieremo a studiare e a sperimentare un giornale per il Fronte, promuoveremo
seminari congiunti, prepareremo scadenze comuni con commissioni miste, organizzeremo
scuole quadri insieme e nei singoli gruppi, lo scambio di resoconti e bilanci,
di materiale interno, ecc.
Oggi abbiamo il compito di costruire il Fronte della r.p.c, inteso come anello,
passaggio, ponte per la r.p.c. Noi diciamo che per ricostruire il Partito è
necessario passare attraverso il Fronte della ricostruzione.
Il nostro programma per la ricostruzione è: l'unità da comunisti nella pratica.
Possiamo dirci comunisti e non lottare per la ricostruzione di un partito veramente
comunista?
La necessità di ricostruire il Partito fa parte del bilancio storico del movimento
comunista, ma anche sostenere che tutto deve essere finalizzato alla sua ricostruzione,
fa parte del bilancio di chi, volendo attuare un obiettivo sa, per esperienza,
che deve legare infinite altre cose all'obiettivo stesso, dato che considera
l'obiettivo da raggiungere la contraddizione principale a cui finalizzare tutto,
nel nostro caso la contraddizione di non avere ancora il partito comunista.
Finora, come altri prima di noi, come lo stesso Lenin che dovendo ricostruire
l'Internazionale diceva come non doveva essere, abbiamo detto come non si deve
ricostruire il partito comunista, abbiamo usato dei maestri negativi,
abbiamo detto no alla scissione, no alla confluenza (e di conseguenza no a reti
e azzeramenti), ma abbiamo potuto considerare negativi questi maestri solo perché
abbiamo visto come questa pratica cattiva sia la manifestazione di una cattiva
teoria che si caratterizza per opportunismo di destra o di "sinistra". Il pantano
della frantumazione (mancanza del Partito) che vogliamo combattere non sono
altro che il risultato di anni di opportunismo di destra e di "sinistra"; costoro
(gli opportunisti) hanno in comune la sottomissione alla spontaneità e non elevano
la teoria all'alto livello che le spetta, utilizzandone al massimo la forza
che mobilita, organizza, trasforma.
In sintesi possiamo dire che il Fronte è il bilancio di esperienze precedenti
e attuali di ricostruzione e che, per raggiungere il nostro obiettivo, dobbiamo
fare affidamento sulla giustezza della linea politica del Fronte della
ricostruzione e sulla solidità dell'organizzazione del Fronte.
Per quanto riguarda i maestri positivi (l'opera di Lenin nei confronti del pantano
e la costruzione del PCd'I con la lotta al circo Barnum), ci insegnano che qualsiasi
cosa vogliamo fare "se non ne comprendiamo le condizioni effettive, il carattere
e i rapporti con le altre cose non capiremo le leggi che la governano, non sapremo
come affrontarla e non potremo farla bene".
La strada necessaria per la r.p.c. non dipende dal lampo di genio di qualche
testa pensante, ma è data dal tipo di Partito che vogliamo e dobbiamo ricostruire.
Si tratta di saperla percorrere. Questo vuol dire percorrere la strada che unisca
il comunismo scientifico con il movimento operaio, vuol dire percorrere la strada
che ci unisce contro i nostri nemici e non ci fa scivolare nel pantano.
Il comunismo scientifico si fonde con il movimento operaio non indipendentemente
dal resto, ma solo lottando contro il nemico principale e contro il pantano.
Questo significa ricostruire il Partito nel vivo della lotta di classe.
Come possono altri gruppi, organismi o individui aderire a questo progetto?
Ciò avviene attraverso una lotta, dato che l'adesione formale non basta.
Per staccarsi dal pantano è necessario trasformarci in comunisti, percorrere
una strada difficile e tortuosa come un piccolo gruppo compatto
che vuole e sa dar vita al processo della conoscenza per trasformare la realtà.
Dobbiamo essere di esempio in questo, da subito, per poter essere direzione:
dar vita al Fronte e continuare, da una posizione più avanzata, la lotta per
la r.p.c..
Quali conseguenze ha tutto ciò? Pensiamo un balzo in avanti nella fiducia alla
nostra causa, facendo leva principalmente non su ciò che è stato, ma su ciò
che è: il permanere della direzione della borghesia porta alla rovina; la direzione
della classe operaia, la fiducia nel programma storico della classe operaia
(il comunismo), è l'unica soluzione positiva per la stragrande maggioranza del
genere umano. E' necessario quindi un lavoro ideologico, politico e organizzativo
che nel suo insieme produca delle roccaforti per il futuro Partito.
Il pantano della frantumazione rappresenta in definitiva la separazione dalla
realtà, dalla pratica, da chi fa la storia; il nostro radicamento deve
essere la soluzione a questa contraddizione, per questo ribadiamo che è necessario
unirci da comunisti alla realtà con il metodo della linea di massa. Solo la
frequentazione, la discussione, la conoscenza, l'approfondimento e la relativa
trasformazione ci permetteranno un'unità superiore.
Conclusione
Stiamo percorrendo una strada determinata dal carattere del Partito che vogliamo
ricostruire, la strada che ha come base la lotta di classe e come condizione
la nostra trasformazione in comunisti. Nel nostro concreto procedere incontriamo
l'ostacolo della frantumazione, dei falsi amici che lavorano insieme ai nostri
nemici e la ricostruzione (unità di vecchi e nuovi movimenti e gruppi) avviene
attraverso questa lotta.
Facciamo anche un'altra affermazione: che questo studio dell'esperienza presente,
come di quella passata, non può mai essere disgiunto dalla lotta.
Lenin ci insegna: "Ciò che noi attraversiamo ora spesso soltanto nel campo ideologico: - le discussioni contro le correzioni teoriche di Marx; ciò che ora si manifesta nella pratica a proposito di certi problemi particolari del movimento operaio: le divergenze tattiche coi revisionisti e le scissioni che si producono su questo terreno - tutto ciò la classe operaia dovrà inevitabilmente subirlo ancora in proporzioni incomparabilmente più grandi quando la rivoluzione proletaria avrà acutizzato tutti i problemi controversi, avrà concentrato tutte le divergenze sui punti che hanno l'importanza più diretta per determinare la condotta delle masse e ci avrà imposto, nel fuoco del combattimento, di discernere i nemici dagli amici e di respingere i cattivi alleati per infliggere al nemico colpi decisivi".
Il Fronte, quindi, come organizzazione
di educazione e di lotta. Perché diciamo anche di lotta? Ogni volta che il padrone
attacca, alcuni operai si lasciano andare alla demoralizzazione e alla rassegnazione,
altri lottano con più accanimento. Davanti alla repressione alcuni si impauriscono
e si ritirano, altri si temprano e diventano più forti. Questo vale anche per
la ricostruzione del Partito; è necessaria una lotta perché gli esempi positivi
trionfino su quelli negativi, perché gli esempi positivi non vengano isolati,
ma siano appunto di esempio e insegnamento per tanti altri.
Lottiamo per dare priorità a ciò che oggi ci unisce anziché a ciò che ci divide,
se quello che ci divide non interessa questioni fondamentali.
Giugno 2001